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Il mio medico curante, maestra, genitori, la stampa parla degli integratori (proteine, amminoacidi, creatina, etc...) reputandoli doping: ma lo sono veramente?

Purtroppo è la disinformazione del mondo giornalistico (ricordiamo tutti ivari pseudo-scandali del mondo calcistico e le ingiuste attribuzioni agli integratori di essere causa di decessi e problemi fisici) e dei non adepti ad aver fomentato certe convinzioni e conoscenze fasulle. Bisogna fare una distinzione netta tra ciò che sia lecito o vietato, sano o dannoso, quindi tra integratori alimentari e sostanze dopanti.

L'origine del termine "doping" è controversa. Secondo alcuni, proviene dal fiammingo "doop", che significa mistura, miscela, poltiglia. Secondo altri, "doping" viene dall'inglese "dope", che viene usato per indicare una sostanza densa, liquida, lubrificante. In slang, dope significa per lo più sostanza stupefacente. Doping equivarrebbe quindi grosso modo a "uso di stupefacenti".
Nel gergo sportivo, il termine doping è entrato alla fine degli anni Quaranta. Si definisce "doping" l'utilizzo di qualsiasi intervento esogeno (farmacologico, endocrinologico, ematologico, ecc) o manipolazione clinica che, in assenza di precise indicazioni terapeutiche, sia finalizzato al miglioramento delle prestazioni, al di fuori degli adattamenti indotti dall'allenamento. L'etica sportiva richiederebbe che tutti gli atleti debbano gareggiare a parità di condizioni, rispettando un regolamento liberamente accettato. Ogni Federazione Sportiva stabilisce il proprio regolamento e quali sono le sostanze vietate ai propri affiliati. Esistono pertanto elenchi e regolamenti che possono differire da Federazione a Federazione. In genere, vengono vietate quelle sostanze il cui uso da parte dell'atleta viene finalizzato a ridurre la fatica, migliorare i riflessi, migliorare la forza e/o resistenza, ridurre il dolore, controllare la frequenza cardiaca e/o respiratoria, ridurre il peso corporeo, ridurre l'ansia, mascherare la presenza nelle urine delle sostanze vietate.
Gli elenchi prescindono dall'effetto delle sostanze sulla salute dell'atleta. Pertanto è possibile che una sostanza vietata da una Federazione sia ritenuta "utile" dal medico per curare l'atleta ammalato. Così come è possibile che sostanze e/o pratiche non considerate doping e quindi ammesse dai Comitati di Controllo delle varie Federazioni, vengano giudicate inutili o parzialmente dannose dal medico curante. Lo stato italiano è intervenuto a disciplinare la materia stabilendo uno spartiacque tra doping ed integratori alimentari. Non essendo questa la sede adatta per parlare nello specifico del doping, ci limitiamo ad indicare parte della legislazione in materia ( Decreto 15 ottobre 2002: approvazione della lista dei farmaci, sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche, il cui impiego è considerato doping, ai sensi della legge 14 dicembre 2000, n. 376) in modo che chi sia interessato, possa reperire maggiori informazioni. Provate a cercare se nella lista di condotte vietate è confutata l' assunzione degli integratori alimentari che conoscete....

Invece quando si parla di "integratore alimentare", qualche volta denominato anche "complemento alimentare", si entra in un campo dove abbondano le opinioni e le certezze sono ben poche. Il problema degli integratori alimentari, se si può dire che un problema esiste, è dovuto largamente all'assenza di chiare distinzioni tra questo tipo di alimento ed altri prodotti simili o contigui (per esempio prodotti dietetici). L'integratore (complemento) alimentare (in inglese food supplement) è stato definito dall' EHPM, la Federazione Europea delle Associazioni dei Produttori di Prodotti Salutistici come: "Preparazioni come tavolette, capsule, polveri e liquidi composte da o contenenti nutrienti, micronutrienti e/o altre sostanze commestibili assunte in dosi unitarie, destinate ad integrare la normale alimentazione."

La recente legge americana sugli integratori alimentari (in USA si chiamano "dietary supplements") definisce l'integratore come "un prodotto (diverso dal tabacco) destinato ad integrare l'alimentazione, contenente o composto da a) vitamine, b) minerali, c) erbe o altri prodotti vegetali, d) aminoacidi, e) sostanze alimentari per uso umano atte ad aumentarne il consumo totale, oppure f) un concentrato, un prodotto metabolico, un costituente, un estratto o una combinazione degli ingredienti sopra descritti (lettere a, b, c, d, e,) . . . " La legge USA è chiara nel constatare che gli integratori sono alimenti e sono così soggetti alle leggi sugli alimenti. La legge specifica che non sono da considerarsi né medicinali, né additivi.

Queste due definizioni delineano il prodotto in modo abbastanza chiaro. Si tratta insomma di un alimento pensato specificamente per integrare l'alimentazione con varie sostanze non facilmente reperibili in sufficiente quantità dalla alimentazione normale.
Il termine di "sufficiente quantità" è una variabile molto ampia che dipende da due fattori: il fabbisogno individuale, (che può variare di molto da un'individuo all'altro) e la determinazione di quello che è considerato "sufficiente". Su quest'ultimo punto esistono due punti di vista:

C'è chi ritiene sufficiente la quantità di una sostanza che assicura, nella maggior parte della popolazione, l'assenza di sintomi di carenza, cioè le classiche malattie di carenza vitaminica quali beri-beri, scorbuto, ecc. (si tratta della quantità giornaliera raccomandata, l'RDA o LARN).

C'è però anche chi sostiene il concetto di una quantità ottimale per ogni individuo, una quantità che non solo assicura l'assenza di sintomi evidenti ma che contribuisca a un fisico sano e resistente dando alla persona uno stato di salute ottimale. Quest'ultimo punto di vista ha trovato conferma scientifica negli ultimi anni in diversi studi sulle proprietà benefiche delle sostanze dette "antiossidanti", a dosaggi anche di molto superiori all'RDA.

In conseguenza, ci sono degli integratori alimentari che cercano di integrare l'alimentazione con la quantità raccomandata (RDA) e ci sono altri integratori che invece si ispirano al concetto della salute ottimale, spesso con dosaggi largamente superiori a quanto non sia necessario per scongiurare le carenze ovvie e le malattie gravi.

La legge italiana non definisce l'integratore alimentare. Esiste il concetto del prodotto dietetico, ma non quello di un integratore generico, cioè non diretto verso uno specifico fine dietetico.

Il DL 111 del 27 gennaio 1992, che attua la direttiva CEE 89/398, sui prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare, definisce il campo di applicazione del prodotto dietetico. Richiede che il prodotto risponda alle esigenze nutrizionali particolari delle persone con difficoltà di assimilazione o con un metabolismo perturbato, delle persone in condizioni fisiologiche particolari, dei lattanti e bambini nella prima infanzia. Richiede inoltre che il prodotto si debba distinguere nettamente dagli alimenti di consumo corrente, debba essere adatto ad uno specifico obiettivo nutrizionale e debba essere commercializzato con l'indicazione dell'obiettivo nutrizionale.

Queste sono condizioni molto particolari che non sono applicabili agli integratori alimentari, i quali non sono diretti verso un cerchio ristretto di persone con particolari problemi metabolici e non vengono commercializzati con l'indicazione di un certo fine nutrizionale (dietetico). Come emerge chiaramente da queste poche righe, l'integratore alimentare non può essere considerato alla stessa stregua del prodotto dietetico e non può in conseguenza essere giudicato in base alla legislazione fatta per quest'ultimo. In conseguenza dell'assenza di un regolamento specifico per l'integratore alimentare, la legislazione che lo disciplina è quella sugli alimenti comuni. La presentazione degli integratori deve seguire le indicazioni del DL 109 del 27 gennaio 1992 che attua le direttive 89/395 CEE e 89/396 CEE sull'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari.

Anche il legislatore europeo peraltro, ritiene che gli integratori alimentari appartengono ad una categoria nettamente separata dagli alimenti dietetici. I più rilevanti contenuti normativi della Dir. 2002/46/CE:

All’art. 2 troviamo opportunamente una definizione di integratori alimentari: “prodotti alimentari destinati ad integrare la dieta normale e che costituiscono fonte concentrata di sostanze nutritive o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, …in forme di dosaggio, vale a dire in forme di commercializzazione quali capsule, pastiglie, compresse, pillole e simili, polveri in bustina, liquidi contenuti in fiale, flaconi a contagocce e altre forme simili, di liquidi e polveri destinati ad essere assunti in piccoli quantitativi unitari”. E’ definitivamente chiarito che si tratta di alimenti (e non di medicinali), ma che, tuttavia, non costituiscono componenti di una normale dieta, della quale sono, invece un quid pluris aggiuntivo, destinato ad assolvere uno scopo dietetico particolare, attraverso un apporto concentrato di elementi nutritivi, la cui assunzione deve essere opportunamente dosata in piccole quantità, quelle necessarie, appunto, all’integrazione alimentare. Questa definizione impone di concentrare l’attenzione sulle sostanze nutrienti, sui loro quantitativi e sull’impiego dell’integratore come aggiunta, e non sostituzione, della normale dieta. L'integratore non ha limiti di dosaggi imposti per disposizione legislativa, ma ha l'obbligo, naturalmente, di attenersi al principio della non-tossicità che vale per tutti gli alimenti.

Sulla questione dei limiti di dosaggio delle sostanze vitaminico/minerali, è forse il caso di aggiungere ancora due parole. La prassi ministeriale è di richiedere, in fase di notifica delle etichette dei prodotti dietetici, una limitazione di certi ingredienti alla quantità di 150% dell'RDA.

In pratica: l'integratore si rivela utile come parte integrante e supplemento alla normale dieta senza essere sostitutivo di essa. Per lo sportivo che non può sempre fare tutti gli spuntini necessari in maniera completa può essere utile sopperire alle mancanze con l' uso di integratori. A livello prestazionale, l'assunzione di essi non si traduce in significativi incrementi (partendo dal presupposto che l'alimentazione sia corretta e completa, in caso contrario le cose potrebbero cambiare). è bene evitare gli eccessi nelle assunzioni ciclizzando gli integratori e prestando attenzione particolari se si soffre di patologie renali e al fegato.

Per saperne di più v' invitiamo a leggere il resto della faq.

E' anche interessante leggere qui dove è spiegata la differenza tra integratore e farmaco.


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