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IT.SPORT.PALESTRA: KB & FAQ .: Allenamento .: Stacchi da Terra: Esecuzione e Consigli (by EnricoPL)

Stacchi da Terra: Esecuzione e Consigli (by EnricoPL)

Come oramai molti fequentatori del NG it.sport.palestra sapranno, il sottoscritto pratica powerlifting a livello agonistico da ormai 10 anni. Spesso mi è capitato di leggere numerosi post riguardo lo stacco da terra (Deadlift), dove le domande che venivano poste, o erano volte alla ricerca di una fantomatica tecnica di esecuzione che non coinvolgesse la schiena, oppure erano formulate in modo talmente astruso da lasciar adito a fraintendimenti. Tutto questo accade perche' lo stacco, proprio perche' efficacie quanto faticoso, è uno degli esercizi meno praticati in tutte le palestre del mondo.
L'articolo che vi apprestate a leggere è volto proprio a dissolvere i dubbi che molto spesso si leggono nei vari post e, sperando di non peccare di presunzione, vuole essere esplicativo delle due tecniche di esecuzione che lo caratterizzano (classico-sumo).

Cominciamo dicendo che lo stacco da terra è l'ultimo dei tre esercizi previsti in una gara di powerlifting (squat-panca-stacco), ed è la prova dove normalmente ci si gioca l' intera competizione. Anche se specifico di uno sport come il PL, dove l' obbiettivo ultimo e' l' aumento della forza massimale, lo stacco da terra dovrebbe essere incluso in ogni scheda di allenamento di qualsiasi bodybuilder principiante o professionista.
Uno degli elementi che contribuisce a generare dubbi nell' esecuzione di questo esercizio, è la confusione dello stesso con il più comune e praticato "stacco a gambe tese" (stiffed leg deadlift), anch' esso ottimo esercizio ma di impatto decisamente inferiore se paragonato allo stacco da terra (SDT). Si perchè mentre il primo è un movimento che sollecita esclusivamente lombari e femorali, il secondo e' un esercizio multiarticolare che interessa il corpo nella sua totalita'.
I muscoli coinvolti in questo esercizio, sia che venga effettuato con uno stile convenzionale oppure sumo, sono: i glutei e i quadricipiti, nella fase di sollevamento del bilanciere da terra; i glutei e i muscoli lombosacrali, per estendere le anche fino alla posizione di arrivo; i muscoli lungo la spina dorsale, il gran dorsale, i trapezi nonchè gli addominali, sostengono l'alteta per tutta la fase di trazione del bilanciere.
lo SDT nelle sue due varianti, classico e sumo, richiede una capacità di coordinazione tra tutti questi gruppi muscolari che spesso viene sottovalutata anche da atleti di livello avanzato e che costituisce, nella maggioranza dei casi, non solo la chiave di volta per evitare infortuni, ma anche la possibilità per l' atleta di sollevare un carico maggiore. Quindi "coordinazione" è la parola d'ordine. Come si ottiene? In realtà non è poi così difficile: provate a rimanere in piedi ben eretti con le gambe in tensione, contraendo i glutei, spingendo il petto in fuori e tirando indietro le spalle. Fatto? Se eseguite ciò in modo corretto, dovreste sentire tutti i muscoli lungo la spina dorsale che si tendono. Questa è la posizione (petto in fuori + spalle indietro), e la sensazione, che dovreste cercare di replicare ogni qualvolta effettuate gli esercizi che mi appresto ad illustrarvi.

La presa:

Come impugnare il bilanciere? La presa comune è quella alternata: una mano in pronazione (palmo rivolto verso l' atleta), e l'altra in supinazione (opposto). Praticamente vi ritrovate con entrambe i pollici rivolti o a sinistra o a destra. Il vantaggio di una presa alteranta è che è più forte di una presa in pronazione. Infatti con quest' ultima, il bilanciere strusciando sulle gambe in fase di salita, tende a far ruotare i polsi in avanti compromettendo la sicurezza delle presa stessa (il bilanciere potrebbe sfuggirvi di mano, oppure potreste non avere sviluppato una forza tale che vi consenta di tenere il bilanciere per tutto l' arco dell' alzata). Nella descrizione delle due tecniche sotto riportate, si da per sottointesa una presa alternata.

stacco da terra stile classico:

Accosciati impugnamo il bilanciere ad una distanza leggermente più larga delle spalle; tenendo la schiena ben tesa, spingiamo il petto in fuori e mandando le spalle indietro (COORDINAZIONE) (fig.1). Contrariamente a quanto si possa pensare, i piedi non si trovano paralleli fra loro. Le punte infatti sono sempre rivolte verso l' esterno, questo contribuisce ad avere una maggiore stabilità, e a coprire una zona maggiore su cui spingere con le gambe. Cominciamo a tirare avendo l' accortezza di rimanere con la schiena ben tesa (fig.2); guardare in alto, contribuisce a farci rimenare in tensione anche con i trapezi. In fase di trazione occorre ricercare una spinta che parte dai piedi; a tale scopo dovremmo immaginare di spingere in basso il pavimento.

(fig.1) posizione di partenza

(fig.2) posizone intermedia

Una volta arrivati al ginocchio dovremmo imprimere alla nostra alzata un' accelerazione, che ci consenta di arrivare con la massima velocita' alla fase di chiusura (fig.3), con il petto ben infuori e le saplle chiuse indietro. Raggiunta questa posizione l' esercizio può dirsi completato, possiamo rimettere il bilanciere a terra, cercando di ripercorrere tutte la fasi qui descritte al contrario, sempre con la schiena in tensione e sempre accompagnando il bilnaciere a terra. Una volta che questo ha raggiunto il suolo, ripartiamo per tutte le ripetizioni desiderate.

(fig.3) chiusura

Principali errori di esecuzione:

Partenza: a) non assumere una posizione corretta (spalle indietro + petto infuori + schiena in tensione) come nella fig.1, vi rende più difficile il sollevamento oltre ad esporvi al pericolo di infortuni se utilizzate un carico impegnativo. b) rivolgere lo sguardo verso il basso , oltre a farvi perdere l' equilibrio, non consente di tenere in tensione i trapezi, creando un anello debole nella coordinazione dei muscoli che contribuiscono alla trazione per tutto l' arco del movimento.

Intermedia: a) alzare le anche (fig.4) prima di aver superato il ginocchio; come potete notare dall' immagine, il bilanciere è partito, ma le anche si sollevano prima delle spalle, che trovandosi in avanti rispetto al bilanciere, cambieranno la traiettoria della trazione. La conseguenza è che il bilnciere non rimane attaccato alle gambe per tutto l'arco del movimento rendendo il sollevamento più difficile, o se il carico è impegnativo, provocando una possibile rotazione del bacino.

(fig.4) errore!

(fig.5) corretta!

La postura corretta è descritta nella fig.5 ; facendo salire le anche e le spalle contemporaneamente, non solo l'angolo al ginocchio, tra la coscia e la gamba, è inferiore, consentendoci di mantenere una corretta postura (petto infuori + spalle indietro), ma la traiettoria della trazione è perfettamente in linea con il baricentro.
b) curvare la schiena; potrebbe sembrare superfluo farlo notare, ma questo è uno degli errori più comuni, specialmente se ci troviamo a sollevare un carico massimale, che rimpinza i portafogli degli ortopedici (fig.6).

Chiusura: a) non chiudere le spalle indietro una volta completata l' alzata.

(fig.6) errore!

stacco da terra stile sumo:

Lo stile sumo si caratterizza per la classica posizione delle gambe che ricorda appunto quella dei lottatori di sumo (fig.7). Come potete notare, contrariamente allo stacco stile classico, la presa è interna alle gambe. L' apertura delle stesse, puo' variare a seconda dell' atleta; il limite massimo è costituito solo dalle pizze laterali. Chiaramente una posizione più larga delle gambe comporterà una minore corsa del bilanciere verso la posizione di chiusura, e viceversa. La posizione della schiena e le modalita' di esecuzione, rimangono invariate rispetto allo stacco classico,(fig.8) (fig.9) come invariate sono le tipologie di errore che si possono commettere nell' esecuzione.
La differenza sostanziale tra i due stili è che nel sumo, per la posizione che assumono le gambe, queste, giocano un ruolo fondamentale nell' alzata. Infatti nello S. sumo, il ruolo della bassa schiena viene ridotto a favore della forza delle gambe.

(fig.7) posizione di partenza

(fig.8) posizione intermedia

Nel powerlifting, lo stacco stile sumo risulta più efficace per le persone con la classica costituzione adatta allo squat, cioè gambe relativamente corte e torso lungo. Coloro che sollevano con lo stile sumo infatti hanno tendenzialmente gambe molto forti, non avendo problemi a sollevare il bilnaciere da terra, ma si troveranno in difficoltà nella fase di chiusura, proprio perche' la zona lombosacrale viene sollecitata in maniera meno intensa che nello stacco classico. Al contrario chi si cimenta nello stacco classico, si scontra con il problema opposto: maggiore difficoltà nello stacco del bilanciere (trazione fino al ginocchio), ma è enormemente facilitato nella fase di chiusura.

(fig.9) chiusura

A conclusione di quanto detto finora, possimo quindi affermare che in realtà non esiste una tecnica da preferire all' altra. Sicuramente lo stacco stile sumo è indicato per chi si cimenta le prime volte e per chi ha una zona lombosacrale debole, ciò non toglie che allenarsi sempre e solo con un unico stile porta ad uno stallo dei pesi sollevati. E' bene quindi non solo alternare i due esercizi, dando però la preferenza ad uno in particolare, ma potenziare la bassa schiena con esercizi appositi come i good-morning, le hyperextensions e le back-hyperextensions (oggetto di un futuro articolo). Portando il mio esempio, mi trovo bene solo ed esclusivamente con lo stacco sumo, ma per potenziarlo sono costretto comunque a lavorare anche con il classico; quindi mentre imposto il lavoro ad alto volume con lo stacco classico, utilizzo lo stacco sumo per i test mssimali e sub-massimali e per le alzate in gara.
Eseguiti correttamente questi esercizi, sviluppano notev
olmente tutti i nostri muscoli, ma l' attenzione alla tecnica è estremamente importante, non solo per evitare infortuni ed ottenere il massimo beneficio dall' esercizo, ma anche per aumentare il carico massimale sollevabile

 


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