Senza
la presunzione di spiegare dettagliamente i processi biochimici che
regolano il funzionamento dell' efedrina all' interno del nostro corpo,
proviamo a riassumere:
Come
simpatomimico , l'efedrina agisce stimolando il sistema nervoso simpatico
(una delle due parti del sistema neurovegetativo, le cui funzioni più
importanti sono le regolazioni del battito cardiaco e della pressione
arteriosa, il tono e le motilità dei visceri cavi, l'accomodazione
della vista e la dilatazione dei bronchi). Il meccanismo d'azione si
basa sulla stimolazione dei terminali dei nervi presinaptici al rilascio
di norepinefrina, (comunemente chiamata noradrenalina NA). Questo, tra
l'altro, si traduce anche in un aumento dell'adrenalina (Adr) circolante.
Una volta rilasciato, il neurotrasmettitore noradrenalina interagisce
con i recettori beta-adrenergici presenti sulle membrane cellulari degli
adipociti (cellule di grasso). Quando il recettore beta-adrenergico
viene occupato dalla norepinefrina (NA) iniziano (all'interno della
cellula) una serie di reazioni che conducono all'incremento della lipolisi.
La lipolisi è un processo che porta alla scissione dei trigliceridi
in glicerolo e acidi grassi. Questo processo avviene ad opera dell'enzima
(una proteina) lipasi.
Classificata
tra i simpaticomimetici, l'efedrina stimola il sistema nervoso simpatico.
Vale a dire che imita gli effetti fisiologici dell'adrenalina. Ad ogni
modo l'efedrina induce una stimolazione del sistema nervoso centrale
maggiore di quella dell'adrenalina. L'efedrina presenta un meccanismo
misto di azione. Suscita una risposta simpatomimetica interagendo direttamente
con i recettori adrenergici (ossia gli adrenocettori) in vari tessuti
del corpo umano. Agisce inoltre indirettamente comportando la liberazione
della noradrenalina dai terminali nervosi adrenergici e dell'adrenalina
dalla ghiandola surrenale. Quindi la noradrenalina e l'adrenalina attivano
gli adrenocettori su altri tessuti affinché producano una risposta.
L'adrenalina e la noradrenalina, chiamate anche catecolamine, sono i
principali ormoni preposti alla lipolisi negli adipociti. Iniziano questa
risposta legandosi ai beta-adrenocettori sulla superficie degli adipociti.
Nelle cellule viene attivata una risposta che alla fine scompone il
grasso immagazzinato nella cellula, il quale viene poi rilasciato come
sottoprodotto nello spazio extracellulare vicino. L'efedrina è
un agonista non-selettivo dei recettori adrenergici. In altri termini,
si lega con vari gradi di affinità agli alfa- e beta-adrenocettori
sugli adipociti e sulle cellule di altri tessuti suscitando una risposta
nelle cellule a seconda del loro tipo e della loro origine. Sebbene
alcuni degli studi in vitro rivelino che l'efedrina si lega ed attiva
soprattutto i beta-adrenocettori (beta 1, beta 2 e beta 3), stimola
anche gli alfa-adrenocettori.
L'attuale
interesse per l'efedra, o Ma Huang, è dovuto agli studi che hanno
attestato un effetto termogeno (ossia di consumo delle calorie) della
combinazione di efedrina, caffeina ed aspirina. Più di uno studio
clinico riferisce dell'efficacia dell'efedrina come coadiuvante nella
riduzione dell'adipe. L'efedrina ha proprietà anoressanti: ciò
significa che sopprime l'appetito. Pertanto sono stati formulati dei
prodotti con le tre sostanze termogene nella loro versione erboristica.
In pratica vengono sfruttati dai potenziali acquirenti gli effetti secondari
e collaterali dell' assunzione di questa sostanza (magari abbinata ad
altre) per ottenere effetti diversi da quelli principali. Si possono
reperire come integratori dietetici e negli USA non necessitano di ricetta
medica. In Italia l'efedrina è una sostanza che rientra nella
lista delle sostanze dopanti (classe A delle sostanze proibite della
lista del CIO ). Se volete potete anche leggere questo documento (Decreto
15 ottobre 2002: approvazione della lista dei farmaci, sostanze
biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche,
il cui impiego è considerato doping, ai sensi della legge 14
dicembre 2000, n. 376) le soluzioni più o meno lecite.
Il
processo di lipolisi prodotto da efedrina. (Solo x chi sia interessato
ai processi chimici agenti)
La
lipolisi è quel processo di rottura dei trigliceridi in glicerolo
e acidi grassi. Questo processo dipende da un ormone chiamato HSL (Hormone
Sensitive Lipase). L’attivazione di questo ormone è l’ultimo
passo di una catena di reazioni intracellulari.
L’intera
catena di eventi va come segue:
1) L’efedrina stimola il rilascio di Noradrenalina
(NA) dalle terminazioni nervose;
2) L’NA si lega ai recettori adrenergici sulla
superficie dei tessuti contenenti questi recettori (tra cui tessuto
adiposo e muscoli scheletrici);
3) Avvenuto questo legame, la proteina Gs (stimulatory
guanine nucleotide regulatory proteins) all’interno delle cellule
attiva l’enzima adenylate cyclase.
4) L’Adenylate cyclase converte l’ATP in
3'-5' AMPc (Adenina MonoPhosfato Ciclico).
5) L’AMPc si lega alle subunità regolatorie
della protein kinase A.
6) A questo punto la protein kinase A rilascia le sue
subunità catalitiche
7) La subunità catalitica phosphorylates HSL,
si trasforma così nella forma attiva HSL-P.
8) L’HSL-P poi, catalizza una reazione di idrolisi
riducendo i trigliceridi in glicerolo e acidi grassi.
Fase
1: Nel primo passo è importante realizzare che l’efedrina
non interagisce direttamente con i recettori beta-adrenergici, bensì
tramite lo stimolo della NA che aumenta l’attività adrenergica.
Questo comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Il primo svantaggio
è la non-specificità adrenergico-agonista dell’efedrina:
infatti il rilascio di NA causa lo stimolo di un vario tipo di recettori
adrenergici, in particolare sia gli alfa che i beta. Però i recettori
alfa decrementano la lipolisi, contrariamente ai recettori beta. L’effetto
complessivo lipolitico dell’efedrina è dato dal rapporto
tra la presenza dei recettori alfa e beta nella cellula adiposa.
Un
altro svantaggio è la potenza: gli adrenergici non selettivi
come l’efedrina sono meno potenti di quelli selettivi come il
clenbuterolo (il quale agisce sui recettori beta adrenergici in maniera
dose-dipendente). Questo però è da considerare da un punto
di vista puramente chimico. Continuando con il problema della potenza,
è risaputo che il Clenbuterolo esercita una potente attività
anabolica negli animal studiati a dosi di 4mg per kg di peso corporeo
per un periodo di 10 giorni. Questo effetto dipende da una stimolazione
lunga e costante dei recettori. Il Clenbuterolo è il più
potente sotto questo aspetto poiché è quello che ha emivita
più lunga (34-35 ore), mentre invece l’effetto dell’Efedrina
dura solo 3-4 ore. La grande maggioranza dei beta agonisti ha solitamente
un’emivita di 6 ore. Il nesso tra l’attività anabolica
e la permanenza del principio attivo nell’organismo indica che
tutti i beta adrenergici hanno un potenziale anabolico. La veridicità
di questa teoria fu dimostrata in uno studio in cui il Salbutamolo,
che non ha apparentemente effetti anabolici, era stato somministrato
con un impianto particolare (a infusione continuata) e paragonato al
clenbuterolo: in queste condizioni, i due principi attivi avevano uguale
potenziale anabolica.
Asserire
che i beta stimolanti non abbiano attività anabolica nell’organismo
è prematuro. C’è una bella differenza tra somministrare
4mg/kg agli animali e 40 µg/day sugli umani. Il Salbutamolo a
rilascio lento ha aumentato la forza in alcuni soggetti volontari. Ricerche
hanno evidenziato preservazione della massa magra e aumento della deposizione
proteica in risposta ad un trattamento con efedrina durante le restrizioni
caloriche.
I
vantaggi di usare un beta agonista non selettivo sono due:
innanzitutto,
lo stimolo cronico sui recettori alfa attiva l’enzima tiroxina
deiodinase, favorendo la conversione del T4 in T3. L’aumento dei
livelli di T3 rende più sensibili all’azione della noradrenalina
e adrenalina. In effetti, si è visto che dopo 4 settimane di
uso di efedrina c’è stato un aumento del rapporto tra T3
e T4, ma dopo 12 settimane questo rapporto era inferiore.
Un’altra
teoria è la stimolazione dei recettori beta-3. Non è ancora
chiaro il ruolo di questi recettori nell’organismo, ma pare che
il 40% dell’effetto dell’efedrina si esplichi mediante questi.
In uno studio, furono usati beta antagonisti dei recettori 1 e 2 (Nadololo)
e contemporaneamente fu somministrata efedrina. L’effetto termogenico
di questa era di circa il 43%, pur non essendoci i tipici sintomi di
una iperbetastimolazione (tremori, tachicardia, ecc). Con questo ancora
non si riesce a spiegare gli effetti a lungo termine dell’efedrina.
Quello che spiega questo, sono le proprietà di desensibilizzazione
dei recettori beta-3. Questi recettori perdono molte delle loro proprietà
strutturali, responsabili della desensibilizzazione dei recettori beta-2.
Quindi, anche se l’efedrina perde di efficacia nei recettori beta-2,
essa continua a stimolare l’attività dell’adenylate
cyclase grazie all’effetto sui recettori beta-3.
In ultimo, l’effetto del clenbuterolo dura solo 15 giorni, poi
i recettori sono subito saturi e alzare la dose è una pratica
inutile. L’efedrina invece non ha questo impatto così violento
sui recettori (dato che tra l’altro non li stimola direttamente),
quindi ha il vantaggio di poter essere usata per 20 settimane o più.
Fase
2: Abbiamo visto che l’NA si lega ai recettori adrenergici
sulla superficie dei tessuti che li contengono. Prendendo in considerazione
i numerosi sides dell’efedrina, è facile farsi un’idea
del numero di tessuti che contengono questi recettori. All’inizio
si ha un aumento della frequenza cardiaca, poi si ha vasocostrizione
che si manifesta come un decremento del flusso sanguigno a molti organi,
tra cui pelle, occhi, reni e tratto gastrointestinale. Questo permette
di dirottare una grande quantità di sangue nei muscoli. Il cuore
pompa più sangue, gli occhi si dilatano, la motilità intestinale
rallenta e la percezione del dolore è ridotta.
I muscoli e il tessuto adiposo contengono i recettori adrenergici. Nel
tessuto adiposo c’è uno specifico rapporta tra i recettori
beta e i recettori alfa. Questo fa si che tra uomo e donna ci sia differenza
nell’assetto adiposo (i rapporti variano in base al sesso).
Nel
tessuto muscolare, l’attivazione dei beta adrenergici sembra stimolare
la frequenza della sintesi proteica attraverso lo stesso messaggero
secondario che stimola la lipolisi nel tessuto adiposo. In studi in
cui v’era la misurazione della composizione corporea, l’efedrina
ha dimostrato di prevenire la perdita del tessuto magro. Molta gente
ha speculato sul fatto che i beta adrenergici fossero anticatabolici,
mentre alcuni studi hanno dimostrato che la 3-methylistidina, usata
come marker della scomposizione aminoacidica del tessuto muscolare,
non era alterata dopo la somministrazione di efedrina, bensì
v’era stato un aumento della ritenzione di azoto. Questo vuol
dire che in realtà, quello che all’occhio appare come un
effetto anticatabolico, fisiologicamente è un effetto moderatamente
anabolico.
Fase
3: Abbiamo visto che la proteina G svolge un ruolo fondamentale
nella regolazione del metabolismo dei grassi negli adipociti. In questa
fase, l’NA si lega ai recettori beta-adrenergici attivando la
proteina G stimolante. Questa proteina attiva a sua volta l’adenylate
cyclase. Contrariamente avviene quando lo stimolo è incentrato
sui recettori alfa, così l’AMPc non è più
prodotto e la lipolisi si arresta. La proteina G è anche coinvolta
almeno in parte nella desensibilizzazione dei recettori, mediane vari
meccanismi tra cui la desensibilizzazione eterologa (più avanti
saranno spiegati meglio i meccanismi).
Fase
4: In questa fase, l’ATP è convertito in AMPc
+ un fosfato inorganico (PPi) dall’enzima adenylate cyclase. L’AMPc
contiene un singolo gruppo fosfato che è legato ad entrambi gli
atomi di carbonio della molecola di ribosio in posizione 3 e 5. Questo
è il motivo per cui si dice AMP ciclico. Il PPi che si forma
quando l’ATP è convertito in AMPc è idrolizzato
dalla pyrofosfatase inorganica a formare 2 Pi.
Il 3'-5'-cAMP è anche presto reso inattivo da un’enzima
noto come AMPc fosfodiesterase (PDE). IL PDE rompe i legami tra il 3-carbonio
del ribosio e il gruppo fosfato attraverso la creazione del 5-AMPc.
Quest’ultimo è inattivo e non si lega alla proteina kinasi
A, non attivando L’HSL. Questo è uno dei meccanismi di
inibizione che rallenta la lipolisi.
Fase
5-8: In questa fase l’AMPc si lega alle subunità
regolatorie della proteina Kinasi A. Questo legame rilascia la subunità
catalitica della proteina Kinasi A provocando la fosforilazione dell’HSL.
In questo stato chimico, l’HSL fosforilato può attuare
il processo di lipolisi. Questo ci porta al passo finale. L’HSL-P
catalizza la rottura dei trigliceridi in 3 passi: in ognuno di questi
passi vi è la rimozione di un acido grasso fino a quando si ottiene
glicerolo + 3 acidi grassi. Ma non è finita qui: se questo grasso
non viene utilizzato, verrà presto riassemblato e ricomposto
in triacilglicerolo (ovvero trigliceridi stoccabili).
Inibizione
retroattiva
Il processo di lipolisi è tenuto sotto controllo da un meccanismo
di biofeedback che la attenua a certi livelli. Le sostanze chimiche
coinvolte nell’attenuazione del processo di lipolisi sono la fosfodiesterase,
le prostaglandine e l’adenosina.
Fosfodiesterasi
Come la maggior
parte delle molecole attive, L’AMPc deve essere rapidamente disattivata
allo scopo di essere usata come messaggero in risposta dell’attivazione
ormonale. Nei tessuti bersaglio, la fosfodiesterase agisce idrolizzando
l’AMPc in frammenti inattivi. A causa della FDE, l’effetto
stimolante della norepinefrina ed epinefrina, le quali usano l’AMPc
come messaggero secondario, dipende dalla continua rigenerazione della
AMPc e quindi dipende dai livelli di secrezione di norepinefrine ed
epinefrina. Sebbene sia il nostro scopo sopprimere questo meccanismo,
bisogna sottolinearne la sua importanza.
Prostaglandine
Le prostaglandine
sono prodotte nella maggior parte dei tessuti del corpo. Di solito la
nomenclatura le abbrevia come PG e aggiunge una lettera e un numero
che ne indica la struttura. Per esempio, la PGE2 indica che si tratta
di una prostaglandina di tipo di tipo E che ha un beta-hidroxyketone.
Il numero indica il numero dei doppi legami che la PG ha.
Queste sostanze partecipano in numerosi ruoli all’interno dell’organismo,
tra le quali la percezione del dolore. Esse sono fatte da 20 carbon
acidi grassi, e derivano dall’acido arachidonico. Nel primo passo
della conversione dell’acido arachidonico in prostaglandine, l’enzima
ciclossigenasi ossigena l’acido arachidonico producendo la PGG2.
Molti dei FANS più noti agiscono appunto sopprimendo l’attività
dell’enzima ciclossigenasi, riducendo così la sintesi delle
prostaglandine. In risposta alla stimolazione beta-adrenergica, la PGE2
è rilasciata nello spazio sinaptico. Queste PG hanno i loro recettori
agganciati alla proteina G inibitoria (che agisce mediante stimolazione
dei recettori alfa, come visto prima). Come sappiamo, questa proteina
riduce l’attività dell’enzima adenylate cyclase riducendo
la concentrazione di AMPc nelle cellule. Quindi, l’idea di usare
un inibitore delle prostaglandine come l’Aspirina sembra un’idea
sensata per potenziare l’effetto dell’efedrina.
Adenosina
L’Adenosina
è in qualche modo una delle molecole dal funzionamento più
compicato che ha il duplice ruolo di stimolatore e di inibitore. L’Adenosina
è una purine nucleotide ma quello che ci interessa è la
sua capacità di inibire l’accumulo di AMPc. Quando una
cellula adiposa è stimolata da un beta agonista come la norepinefrina,
la cellula produce Adenosina. L’Adenosina poi interagisce con
i suoi recettori agganciati alla proteina G inibente la quale appunto
blocca l’attività dell’enzima adenylate cyclase,
prevenendo l’accumulo di AMPc. Il suo effetto è molto simile
a quello degli alfa-2-agonisti. Ovviamente, durante l’uso di efedrina,
si scaturisce il meccanismo appena descritto. Tutto quello che possiamo
cercare di fare è indebolire questo sistema di retroazione. A
questo punto inseriamo la caffeina, che ha numerose proprietà.
Innanzi tutto è una metilxantina, ha la capacità di inibire
la fosfodiesterasi e previene in qualche modo il reuptake della norepinerina.
La cosa più bella è che la caffeina agisce bloccando i
recettori dell’adenosina.
Ecco quindi dimostrata
la nascita del famoso ECA stack. Per uno stack di qualità consigliamo
di utilizzare 20 mg di efedrina con 200 mg di caffeina and 300mg di
Aspirina. Mantenete i rapporti tra i prodotti costanti se volete aumentare
la dose (1:10 per efedrina /caffeina e 1:15 per efedrina/aspirina).
L'
efedrina e la sua interazione con caffeina ed aspirina.
La
caffeina:
la caffeina è in grado di potenziare gli effetti cardiovascolari
e sul sistema nervoso centrale dell'efedrina. La caffeina determina
il restringimento dei vasi sanguigni antagonizzando competitivamente
i recettori dell'adenosina che provoca vasodilatazione. In tal modo
essa aumenta la pressione arteriosa. Essa inoltre stimola il rilascio
di catacolamine. Quest'utlimo effetto, combinato con quello causato
dall'efedrina, potrebbe portare ad una aumentata stimolazione del sistema
nervoso centrale e cardiovascolare. E' stato visto che la caffeina,
assunta da sola, produce effetti termogeni e lipolitici nell'uomo in
proporzione alla dose assunta. In uno studio i ricercatori hanno visto
che l'effetto termico era significativamente collegato ai valori dei
trigliceridi nel plasma, alle concentrazioni di lattato sempre nel plasma
e al tono dei vasi sanguigni. Gli autori attribuiscono l'aumento del
lattato, dei trigliceridi e del tono dei vasi sanguigni ad un innalzamento
del metabolismo. La caffeina può anche contribuire alla termogenesi
elevando le concentrazioni intracellulari di Ca. La stimolazione degli
alfa-adrenocettori sugli adipociti contribuisce alla termogenesi nel
grasso bruno ed è un processo che dipende dal Ca. L'attivazione
di questo processo da parte della caffeina può interagire sinergicamente
con i beta-adrenocettori durante la stimolazione della noradrenalina
e della termogenesi. La combinazione di caffeina ed efedrina può
aumentare i livelli energetici e l'attività, contribuendo alla
perdita di peso e di grasso corporeo. Uno studio recente ha mostrato
che l'efedrina e la caffeina si potenziano naturalmente l'una con l'altra,
con effetti di stimolo simili all'anfetamina. In questo studio dosi
ridotte di efedrina e di caffeina si sono rivelate capaci di potenziarsi
a vicenda con effetti stimolatori su ratti allenati. Gli autori hanno
dedotto che una combinazione di caffeina ed efedrina comporta più
di uno stimolo se si confronta a dosi simili dell'una o dell'altra sostanza
somministrata da sola. Questo effetto sinergico è un esempio
perfetto di come l'abbinamento delle sostanze comporti un sinergismo
che permette di usare dosi minori per ciascuna di esse, in questo caso
dell'efedrina e della caffeina, senza ridurne l'efficacia bensì
i potenziali effetti collaterali. Non solo sarebbe necessario combinare
E+C per ottenere degli effetti significativi sulla lipolisi, ma è
anche necessario rispettare una precisa proporzione. Dalla comparazione
di differenti dosi si è costatato che l'unica che migliora la
sinergia delle due sostanze è quella che rispetta la proporzione
1 : 10 (20mg E : 200mg C). Anche
se gran parte dell'enfasi sull'impiego dell'ECA Stack è stata
incentrata sulla perdita di peso e la riduzione dell'adipe, queste sostanze
hanno mostrato effetti significativi sulla performance aerobica.
Alcuni studi recenti hanno dimostrato che una combinazione di caffeina
(C) e di efedrina (E) ingerita un'ora e mezzo circa prima dell'allenamento
aumentava la prestazione in misura significativa. Uno studio recente
ha pure valutato gli effetti dell'ingestione di C, E e della loro combinazione
sulla performance anaerobica. In questo studio l'ingestione di C ed
E è stata associata ad un miglioramento significativo di diversi
aspetti della performance anaerobica. Gli autori hanno concluso nel
seguente modo: "messi insiemi ai risultati di altre ricerche correlate,
questi dati avvalorano saldamente la tesi che tanto la performance aerobica
quanto quella anaerobica sono migliorate con l'assunzione di E + C.
Pertanto la combinazione di C ed E potrebbe essere consigliata come
efficace aiuto ergogeno nei casi in cui è necessario svolgere
un'attività fisica intensa".
L'aspirina:
è stato suggerito
l'impiego dell'aspirina per protrarre gli effetti a lungo termine della
combinazione di efedrina e caffeina. Eppure, mentre alcuni studi confermano
questa aggiunta, altri studi la contestano. Alcuni dati di fatto indicano
che l'aspirina può aumentare le catecolamine, ma il suo grado
di efficacia per elevare la termogenesi in combinazione con efedrina
e caffeina rimane variabile e discutibile. Sebbene dosi ridotte di aspirina
non abbiano effetti diretti rilevanti sull'attività cardiovascolare,
dosi elevate faranno dilatare i vasi periferici per un effetto diretto
sulla muscolatura liscia della parete dei vasi.
L'efficacia
migliore si è notata combinando 20mg di efedrina a 200mg di caffeina
e 300mg di aspirina, trè volte al giorno, circa 30' prima dei
pasti.
Naturalmente queste sono quantità e proporzioni puramente indicative,
in quanto non mancano in commercio, oppure in preparazioni "artigianali"
dosi relativamente differenziate. In ogni caso è raccomandabile
prestare grande attenzione quando si ha a che fare con queste sostanze,
poichè il rischio di gravi complicazioni cardiache e circolatorie
non è trascurabile.
I
prodotti a base di efedrina.
Le
analisi degli integratori dietetici in commercio che contengono l'efedra
hanno rivelato la presenza di svariati alcaloidi dell'efedra (efedrina,
pseudoefedrina, metilefedrina, norefedrina, norpseudoefedrina). Ad ogni
modo, le concentrazioni di questi diversi alcaloidi variano notevolmente
da un prodotto all'altro e pure da un lotto all'altro. Le formulazioni
commerciali di efedra consistono della polvere dei rami giovani essiccati
delle varie specie di Ephedra oppure di estratti essiccati. L'estrazione
rimuove gli alcaloidi dalle parti della pianta e li concentra in una
soluzione alcolica. Una volta essiccati, questi estratti contengono
una concentrazione di alcaloidi superiore alla pianta confrontando grammo
per grammo. Gli studi di farmacocinetica hanno dimostrato che l'efedrina
è assorbita più velocemente se ricavata da preparazioni
che impiegano suoi estratti piuttosto che da quelle che contengono parti
della pianta in polvere.
La
fenilpropanolamina (altro alcaloide dell'efedra) era venduto assieme
alla caffeina in vari prodotti per dimagrire fino al 1983, quando tale
combinazione venne messa al bando dalla FDA dopo numerose segnalazioni
di eventi avversi. Diversi studi hanno dimostrato che la caffeina e
la fenilpropanolamina hanno un effetto additivo sulla pressione sanguigna
(10).
Non
sono stati effettuati studi clinici né ricerche sull'efficacia
del Ma Huang e di altre preparazioni erboristiche che aiutino a ridurre
l'adipe. La maggioranza delle ditte di integratori che vende questi
prodotti basa la rivendicazione che funzionano per il dimagrimento sugli
studi riguardanti l'ECA. Ad ogni modo, poiché le concentrazioni
dei vari alcaloidi nelle fonti vegetali e nelle preparazioni commerciali
variano ampiamente, non si può essere sicuri dell'efficacia.
Da quanto viene riferito, alcune delle preparazioni vendute senza ricetta
medica aiutano chi sta a dieta semplicemente riducendone l'appetito.
Anche se la riduzione dell'appetito può essere il meccanismo
più efficace di questi prodotti, i consumatori riferiscono pure
un incremento del battito cardiaco e irrequietezza. Molto probabilmente
il motivo è la stimolazione del sistema nervoso centrale e del
sistema nervoso simpatico effettuata da questi prodotti. La lamentela
più grossa dei consumatori di questi prodotti è la mancanza
di una standardizzazione per i principali alcaloidi attivi e la concentrazione
variabile. Non è raro sentire che una marca ha certi effetti
ed un'altra no, addirittura perfino un lotto rispetto ad un altro. Mantenere
costante il livello qualitativo sembra un grosso problema per l'industria
degli integratori.
ECA
STACK
Combinazione per incrementare la lipolisi e la termogenesi, migliorando
la prestazione sia anaerobica sia aerobica, e mantenendo la sintesi
proteica. Usata per aumentare la massa magra e ridurre il grasso corporeo.
La tradizionale formulazione ECA consiste di efedrina (spesso nella
versione erboristica, spesso Ma Huang), caffeina ed aspirina. Possono
essere aggiunti molti altri composti per rendere la formulazione più
efficace per perdere peso e ridurre il grasso corporeo oltre che per
conservare la massa muscolare.
Effetti
collaterali ed avvertenze.
Gli effetti collaterali sono associati all'attivazione del sistema nervoso
simpatico, e cioè: anoressia, aumento della pressione sanguigna,
tachicardia, costipazione, insonnia, agitazione, ansietà, nervosismo
e depressione. A livello cardiovascolare, l'ipertensione è stata
la reazione avversa più frequente, seguita dalle palpitazioni,
tachicardia o entrambe contemporaneamente). A livello del sistema nervoso
centrale, si sono manifestati casi di ictus e crisi convulsive. Tutti
questi effetti collaterali possono provocare anche la morte in individui
predisposti o soggetti a patologie e/o all' assunzione di certi farmaci
o cure oppure in individui soggetti a forti stress fisici. Problematiche
di questo genere si sono verificate anche in persone che assumevano
dosi di alcaloidi dell'efedra relativamente basse (da 12 a 36 mg/die)
e che non presentavano importanti fattori di rischio. Il nostro consiglio
è perciò quello di prestare particolare attenzione a ciò
che si fa e possibilmente evitarne l'assunzione; in caso contrario è
bene tenersi sotto costante controllo medico.